Sembrano davvero finiti i tempi in cui i cittadini discutevano, si dividevano e si arrovellavano sulla Destra e sulla Sinistra, sulla bontà della proposta dell’Assessore X o su quella del Consigliere Y. Al giorno d’oggi parlano invece con malcelato disappunto delle liti da comari nel palazzo del Municipio, e delle difficoltà ad arrivare a fine mese, di licenziamenti, di debiti e del futuro incerto. Un futuro che fa paura a tanti, indipendentemente dall’età. Prendete per esempio gli anziani: nonostante gli acciacchi e i tanti sacrifici compiuti nel corso della loro vita, non possono fermarsi a prendere un po’ di fiato e godersi la pensione. Quella, purtroppo, serve per aiutare, e in molti casi perfino per mantenere, i figli e le loro famiglie. Ora infatti che la crisi è sempre più nera e che la politica è più che mai occupata a curare i propri interessi piuttosto che quelli della collettività, il peso della disperazione dei nipoti e dei figli, ormai adulti ma inadeguati e confusi loro malgrado, ricade sulle spalle dei nonni. Gli stessi che si possono incrociare ogni giorno per le vie del centro di Melilli, che si sfogano tra loro, che provano a confortarsi a vicenda nel raccontarsi i disagi delle rispettive famiglie, la paura per l’avvenire di quelli che anche a quaranta o cinquant’anni restano i loro “bambini”. Ed esprimono la loro rabbia verso “chiddi ca sacchetta china” (i politici, che a loro modo di vedere hanno le tasche piene di soldi), che non si interessano di chi non ha niente, e a cui non vengono concesse nemmeno le briciole. “A tempu ri caristia, ogni funtana leva a siti, ma nenti, mancu chissu ni lassunu”, lamentano. In fondo che società è quella che non riesce a garantire a chi è in difficoltà un tenore di vita dignitoso, che non è solidarietà o elemosina, ma diritto imprescindibile di ogni individuo. Invece al giorno d’oggi tantissime persone nel nostro territorio si sono scoperte “deboli” sotto al peso dei debiti, ma anche e soprattutto soli e abbandonati da una parte della società e della classe politica, che anziché tutelarli si è voltata dall’altra parte e ha fatto finta di niente, almeno fino alle prossime elezioni. Solo che stavolta ci vorranno ben più che le parole astratte o le promesse da marinaio di qualche funanbolo della politica o aspirante gerarca per rasserenare gli animi. I cittadini non vogliono più chiacchiere, ma fatti: una politica economica vera, che riparta in primis da quel che abbiamo perduto, cioè a dire l’umanità. La stessa che hanno i nostri anziani, e che ci auguriamo il buon Dio inculchi nei cuori e nelle menti di chi verrà a governare in futuro.

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