Nel 2005, a seguito della nube tossica di inquinanti petrolchimici che resero l’aria irrespirabile, provocando disagi, relativamente sensibili alla popolazione residente dei paesi del quadrilatero industriale siracusano, nei locali del Palazzo del Governo di Siracusa fu siglato, tra prefettura, organi di controllo (Arpa e Asp), comuni (Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia, Solarino), vigili del fuoco, CIPA, APIS, Enel Palermo e organizzazazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, UGL di Siracusa), un protocollo d’intesa per la rilevazione ed il contrasto dei fenomeni di inquinamento atmosferico di derivazione petrolchimica. Quel documento se fosse stato applicato, certamente, avrebbe potuto funzionare, oggi, come un Simage (Sistema di monitoraggio integrato e gestione delle emergenze), poiché le parti concordavano di adottare un sistema modellistico in grado di riprodurre, in tempo reale e per episodi di specifico interesse, le situazioni occorse e simulare la dispersione degli inquinanti su scala locale, determinando le concentrazioni al suolo. Inoltre, il protocollo, prevedeva la simulazione dei possibili scenari dispersivi, di avere strumentazione mobile in ogni comune dell’area a rischio, di potenziare le reti di rilevamento provincia, intercalando nuovi parametri, di contenere le emissioni, soprattutto ogni qualvolta che si sarebbero verificati episodi di inversione termica fino ad una quota di 450 metri s.l.m. Oggi, a distanza di ben 11 anni, quel documento non è stato mai rispettato né revisionato dai quei soggetti che si sono impegnati a suo tempo di siglarlo. Come mai è fermo? Cosa aspetta il prefetto ad attivarlo? Eppure gli episodi di aria insalubre si verificano sempre più spesso e i morti per cancro sono oramai diventati una costante quotidiana. I soggetti più colpiti sono le donne e i bambini. Questo vuol dire che gli inquinanti petrolchimici non stanno colpendo solo i lavoratori esposti, ma si sono estesi ed accumulati anche lontano dalle fonti di emissione. Puzze, polveri, diossine e metalli pesanti sono all’ordine del giorno. Ma chi li rileva? Chi tutela la nostra salute? E se si fossero già fissati nel DNA di ciascuno di noi? Che ne sarebbe della nostra popolazione?

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