Il sistema fognario-depurativo dell’area catanese è al centro da anni delle procedure europee. Sono in corso nuovi interventi su rete e impianto di Pantano d’Arci, ma restano criticità soprattutto lungo la costa.
Da Aci Castello ad Acitrezza, fino alla foce del Simeto, il tema della qualità delle acque torna d’attualità con l’arrivo della stagione balneare. La sfida è completare il sistema di collettamento e depurazione dei reflui.
Ogni estate, puntuale, torna a galla una delle questioni più delicate per Catania: quella della depurazione delle acque reflue. Una partita che si trascina da anni e che coinvolge non soltanto il capoluogo etneo, ma un territorio molto più ampio, con ripercussioni dirette sulla qualità ambientale del litorale.
Il problema non è nuovo. L’Italia è stata più volte chiamata a rispondere davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea per le carenze nel trattamento delle acque reflue urbane e, già con la sentenza del 19 luglio 2012, la Corte aveva accertato l’inadempimento italiano rispetto agli obblighi europei, coinvolgendo anche l’agglomerato di Catania.
Da allora il sistema è stato interessato da una lunga serie di progetti, finanziamenti e interventi destinati a colmare il deficit infrastrutturale. L’obiettivo è completare la rete fognaria, collegare gli agglomerati ancora privi di un adeguato sistema di collettamento e rendere pienamente efficiente il depuratore consortile di Pantano d’Arci.
Proprio il depuratore rappresenta uno dei nodi principali. Nel 2025 è stato completato l’iter autorizzativo per il progetto di adeguamento e potenziamento dell’impianto, mentre sono proseguiti gli interventi per l’estensione della rete nell’area catanese.
Tra le opere più significative figura il completamento della rete nera nella zona nord-est, che interessa anche i territori di Aci Castello, San Gregorio di Catania e San Giovanni la Punta. Un intervento da oltre 86 milioni di euro, inserito nel più ampio programma destinato a portare a regime il sistema fognario dell’agglomerato.
E proprio Aci Castello rappresenta uno dei punti più sensibili del territorio. Qui il tema della depurazione si intreccia con la tutela di un tratto di costa di straordinario valore naturalistico. A pochi metri dalla costa di Acitrezza si trova infatti l’Area marina protetta “Isole dei Ciclopi”, mentre più a sud il sistema costiero arriva fino alla foce del Simeto, altro ambiente di grande rilevanza ecologica.
Il corretto trattamento dei reflui diventa quindi una questione che va oltre la semplice efficienza della rete fognaria. Significa tutelare il mare, gli ecosistemi costieri e la qualità delle acque in un territorio sottoposto, soprattutto nei mesi estivi, a una forte pressione demografica e turistica.
La rete è ancora da completare. Il sistema esistente non è ancora sufficiente a garantire una copertura pienamente adeguata dell’intero territorio. La rete deve essere progressivamente estesa e collegata agli impianti di trattamento, evitando che le acque reflue finiscano nell’ambiente senza un adeguato processo depurativo.
Uno degli interventi più recenti riguarda il cosiddetto Vecchio Allacciante, infrastruttura fondamentale per il convogliamento dei reflui verso il depuratore di Pantano d’Arci.
Nel giugno 2026 il Commissario straordinario unico per la depurazione ha avviato un nuovo passaggio progettuale finalizzato ad affrontare le criticità del collettore e a verificare la capacità di ricezione dell’impianto.
È il segnale che, nonostante i progressi compiuti, il sistema non può ancora essere considerato definitivamente a regime.
Per quanto riguarda la questione delle sanzioni europee, la più recente sentenza della Corte di giustizia, del 27 marzo 2025, ha condannato l’Italia al pagamento di una somma forfettaria di 10 milioni di euro e di una penalità di 13,6875 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, con riduzioni legate ai progressi nella messa a norma degli agglomerati interessati.
Il dato che resta è però quello di un’Italia che continua a essere chiamata a risolvere le proprie criticità nel settore della depurazione e di una Sicilia che, in questo quadro, presenta ancora numerose infrastrutture da completare.
Per Catania la sfida è ormai soprattutto quella di trasformare i progetti in opere funzionanti: completare la rete, adeguare il depuratore e garantire che l’intero sistema possa sostenere il carico di reflui prodotto dalla città e dai comuni dell’area metropolitana.
Perché con l’arrivo dell’estate la questione torna inevitabilmente sotto i riflettori. E in una città che vive anche del suo rapporto con il mare, la depurazione non è soltanto una voce nei programmi infrastrutturali: è una questione ambientale, sanitaria ed economica che riguarda direttamente cittadini, residenti, operatori turistici e bagnanti.
Dott.ssa Mara Nicotra
ricercatore esperto in problematiche ambientali
mara.nicotra@gmail.com

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