Vi  ricordate, ne aveva parlato Mara Nicotra candidata sindaco di Alternativa Libera l’anno scorso a Melilli durante l’ultima campagna elettorale, aveva previsto tutto, noi sappiamo pure che le indagini non sono ancora concluse, anche se tra gli arrestati qualcuno ha già patteggiato e chi ha richiesto il rito abbreviato. Quattordici persone furono arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Catania e del Noe nell’ambito di una inchiesta sulla gestione e il traffico illegale di rifiuti in una discarica di Melilli: la Cisma. In manette, tra gli altri, finirono gli imprenditori Antonino Paratore e il figlio Carmelo, entrambi titolari di Cisma Ambiente Spa, Paradivi Servizi Srl e Siram, società tutte operanti nel business dei rifiuti.

Cisma, per intenderci, è l’impresa di gestione dell’omonima discarica di rifiuti speciali di Villasmundo delocalizzata a Melilli, dove dal febbraio 2015 sono state scaricate decine di miglia di tonnellate di polverino dell’Ilva di Taranto, arrivate via mare. La discarica era stata progettata per il conferimento dei rifiuti provenienti solo della provincia di Siracusa.

Inoltre, secondo gli inquirenti, i Paratore avrebbero intrattenuto rapporti “ininterrotti, sicuramente, dal 2010”, con alcune famiglie mafiose di Cosa nostra catanese.

Tra coloro, che furono raggiunti da ordinanza di custodia cautelare, anche l’ex dirigente regionale Gianfanco Cannova; un funzionario del Comune di Mellili (Siracusa), Salvatore Salafia e il dirigente del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Siciliana, Mauro Verace, già consulente della Procura di Siracusa per il caso Cisma, poi commissario ad Acta della procedura di ampliamento e dirigente regionale del dipartimento acqua e rifiuti.

Le accuse per gli indagati vanno dal traffico illecito di rifiuti all’estorsione e rapina, “commessi con il metodo mafioso”, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite. E’ stato disposto anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 6 imprese e dei rispettivi beni aziendali per un valore di 50 milioni di euro.

Secondo un reportage del giornalista siciliano Gianmarco Catalano, pubblicato nel maggio 2016, il 12% del capitale sociale di Cisma, sarebbe controllato dalla società “La Ginestra”, il cui amministratore unico è Gianni Balistreri, contitolare con il fratello Pietro, della Nico Spa, nota azienda siciliana di bonifica industriale, del siracusano, attiva per conto delle grandi compagnie petrolchimiche, nonché socia del Consorzio Sicilia Navtec.

“La vicenda della discarica Cisma di Melilli denota un intreccio tra malavita organizzata e pubblica amministrazione, riscontrato nella gestione di altri siti di smaltimento rifiuti in Sicilia”.

Lo ha detto un anno fa a Siracusa, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti.

Non poteva che non essere così: la mafia mette le mani sul business dei rifiuti, e lo fa su scala nazionale. Per entrare nell’affare, prende la strada più semplice: versa tangenti ai funzionari della Regione Siciliana per ottenere autorizzazioni ambientali. Ma non solo. Perché, poi c’è il livello dei rapporti politici con intermediari che la portano nei palazzi romani di ministri e vice ministri. Grandi appalti, dallo smaltimento dei rifiuti speciali dell’Ilva di Taranto alla condotta fognaria di Acicastello. Dietro la mafia, comunque, ditte appaltatrici amiche, riconducibili a Cosa nostra.

Tornando, nello specifico, sul discorso Cisma, la procura di Catania ha infatti alzato il velo proprio su un grande affare.

Gli imprenditori avevano individuato due funzionari regionali, Gianfranco Cannova del dipartimento Ambiente che lavorava nel rilascio di autorizzazioni e Mario Corradino, funzionario del dipartimento Infrastrutture da poco in pensione.

A loro, i Paratore versavano tangenti per entrare nel meccanismo. In che modo? Esercitando pressioni su altri dipendenti regionali.

Obiettivo dei Paratore, era quello di ampliare la discarica di rifiuti speciali, avere l’autorizzazione ambientale ed evitare i controlli.

Ma per fortuna non tutti gli interlocutori dei Paratore hanno ceduto alle pressioni e al fascino dei soldi facili, gli imprenditori ad un certo punto dovendo fare i conti con la fermezza dell’ex dirigente generale della regione, Marco Lupo e del suo collaboratore Antonio Patella, si rifiutano di rilasciare, in primis l’autorizzazione, poiché si accorgono, infatti,  che manca un certificato ambientale molto importante.

Ebbe, in quella circostanza la Cisma fece ricorso al Tar, e anche la procura di Siracusa aprì un fascicolo. Tar e Tribunale ordinario nominarono consulente Mauro Verace, finito agli arresti domiciliari, in quanto da funzionario regionale, nello stesso ufficio di Patella, firmò anche i provvedimenti che aiutarono i Paratore in “palese conflitto d’interesse”. Vanificando così l’opposizione di Lupo e Patella.

La Cisma ottenne l’autorizzazione. Ma non bastò. Nel provvedimento firmato da Verace scompare anche la prescrizione sul fatto che la discarica poteva ricevere rifiuti solo da Siracusa. Questo, permise alla Cisma, purtroppo, di fare arrivare lì i rifiuti di mezza Italia, compresi quelli dell’Ilva. Un iter costellato da pressioni dietro pressioni. Complice anche e soprattutto l’ex presidente della regione Sicilia Crocetta.

“Questi mi minacciano — disse Lupo a Patella — mi hanno fatto arrivare messaggi da tutto l’universo del mondo politico…Questa autorizzazione vale 50 milioni di euro, sono capaci di rovinarti la vita perché hanno contatti con tutti”.

Si doveva fare presto ad ampliare la discarica, in ballo c’era il mega contratto con l’Ilva di Taranto, commissariata dal ministero dello Sviluppo economico. Per ottenere il contratto entrò in gioco l’imprenditore casertano Carlo Savoia “contiguo alla Camorra”. Ancora nella ricostruzione di Repubblica si legge: “Grazie all’intermediazione di Savoia, Carmelo Paratore riusciva ad incontrare il vice ministro dello Sviluppo economico e quindi a concludere ai primi di marzo 2015 un contratto per lo smaltimento dei rifiuti con l’Ilva di Taranto”.

Ma in tutta questa vicenda, l’ex ministro all’Ambiente non c’entra? Visto e considerato che ha sempre dichiarato che il polverino dell’Ilva era innocuo e che il conferimento a Melilli era solo un fattore provvisorio? Invece, sappiamo tutti dove è andato a finire, dalla Cisma all’inceneritore Gespi! Cioè da Melilli ad Augusta. Forse, Galletti non sapeva che Melilli Augusta distano solo 10 Km e in linea d’aria ci separano solo 2 Km di costa.

In pratica, adesso, mafia, appalti e rifiuti, colletti bianchi e consulenti sono tutti sotto processo e accomunati da un unico obiettivo, quello dell’interesse personale.

Il 10 gennaio 2019 inizierà il processo davanti alla prima sezione penale del tribunale di Catania per i 17 imputati, coinvolti nell’inchiesta denominata “Piramidi”, portata a termine dai carabinieri con il coordinamento della Dda di Catania che ha ipotizzato un traffico di influenze legato alla discarica di rifiuti Cisma Ambiente di contrada Bagali a Melilli.

Il gup del tribunale etneo, Antonio Currò, ha accolto la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Andrea Bonomo, Raffaella Vinciguerra e Giuseppe Sturiale rinviando a giudizio tutti quegli imputati che hanno optato di essere processati con il rito ordinario.

I principali imputati nel processo sono gli imprenditori Antonino e Carmelo Paratore che, insieme con Maurizio Zuccaro devono rispondere di associazione mafiosa e di avere ottenuto ingiusto profitto nella gestione del trattamento e smaltimento dei rifiuti.

Tra gli imputati figura anche Salvatore Salafia, di 58 anni, ex direttore del sesto settore, servizi, territorio e ambiente del comune di Melilli (nipote dell’ex sindaco di Melilli Pippo Cannata), il quale, deve rispondere del reato di corruzione insieme ad Antonino e Carmelo Paratore e Agata Distefano, dipendente e poi consigliere della Cisma dal 16 maggio del 2012.

Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, Salafia avrebbe ricevuto dai due Paratore e dalla Distefano in qualità di presidente del Cda della Cisma, la promessa dell’assunzione del figlio prima alla Cisma e poi alla Siram Srl Ambiente, con sede a Catania. In cambio avrebbe omesso atti doverosi del proprio ufficio. Salafia, quindi, avrebbe rilasciato due concessioni edilizie in sanatoria in violazione di legge.

I 3 pm, infatti, sostengono che Salafia abbia, il 13 novembre 2011, redatto un verbale di sopralluogo in cui si attestava: “In rispondenza delle opere realizzate all’interno del sito di contrada Bagali di Melilli rispetto al Drs 996/08 del 2008 e Ddg 1773 del 2013, fatta eccezione di un laboratorio di analisi e di un deposito di attrezzi ricadente in zona E agricola”, non segnalando, cioè, che il laboratorio di analisi era stato realizzato abusivamente e la relativa richiesta di concessione edilizia in sanatoria era pervenuta al suo ufficio lo stesso giorno del sopralluogo; il secondo manufatto, non essendo un deposito attrezzi ma un’officina meccanica, ed era sprovvisto di concessione edilizia.

Il 10 dicembre 2011 il dirigente del comune melillese avrebbe segnalato che “l’impianto per i trattamento dei rifiuti, sito in contrada Bagali, intestato alla società Cisma Ambiente, risultava conforme al vigente strumento urbanistico”, non facendo cenno, secondo quanto rilevato dai Pm, dell’esistenza di tre tettoie realizzate senza licenza di costruire.

Pare, ancora, che, nelle mani della DIA di Catania ci siano documenti che fotografano l’acquisto di terreni da parte del goda politico melillese attorno alla vecchia CISMA situata in contrada Petraro di Villasmundo (frazione di Melilli).

Su questa discarica, ci sono state un mare di interrogazioni parlamentari e commissioni d’inchiesta a partire dagli anni 2000. L’ultima interrogazione parlamentare è stata effettuata da Samuele Segoni di Alternativa Libera lo scorso anno.

E se con delibera n. 47 dell’1 settembre 2005, Il consiglio comunale di Melilli approvava un vincolo territoriale urbanistico delle zone “E” per la realizzazione di altre discariche insalubri nel territorio, dall’altro si delocalizzava la Cisma su Melilli e si consentivano gli ampliamenti, con la promessa che Cisma Villasmundo sarebbe stata chiusa.

Ad oggi la vecchia Cisma, secondo il Piano delle bonifiche, risulta ancora attiva, non è stata ancora chiusa, ed in più, nel 2008, i noti politici melillesi, con alcuni prestanomi di parenti , sono diventati i proprietari dei terreni che circondano Cisma Villasmundo. Misteri. Ma su questo ultimo filone, pare, che la Dia di Catania abbia aperto un altro troncone di indagine. Su quest’ultimo filone ne vedremo di belle.

 

Commenti

commenti

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata