In momenti di crisi come quella che purtroppo stiamo attraversando, per le famiglie più disagiate, specie nel nostro territorio, una boccata di ossigeno è finora arrivata dal servizio civico. Questi ha costituito per tanti cittadini un modo per poter continuare a sopravvivere in attesa magari di tempi migliori, di trovare un lavoro e una maggiore stabilità economica. Ma in questa Italia che il giornalista e scrittore Edmondo Berselli definiva “Paese impreciso”, pieno di contraddizioni, di cose bellissime ma anche di fragilità estreme, capita che per “semplici” beghe politiche, per litigi, ripicche e dispettini vari fra i componenti della sua classe dirigente, tutto venga bloccato e rimanga sospeso fino a nuovo ordine. Di “chi”, “fino a quando” e “come”, però, non ci è dato sapere. Ed è quello che sta accadendo a Melilli, dove nonostante sembrasse ormai tutto pronto per far ripartire il civico, il servizio è stato sospeso pare per mancanza di fondi. Ma se questi, secondo voci di corridoio, seppur pochi comunque c’erano “ieri”, quando addirittura i soggetti idonei ai lavori socialmente utili avevano firmato quella sorta di contratto che di solito viene siglato pochi giorni prima del via, com’è che poi sarebbero “spariti” improvvisamente “all’indomani”? Davvero ci si è resi conto all’ultimo istante che i fondi non bastavano più, oppure qualcuno ha deciso che questa tornata del servizio civico non si doveva fare? Non lo sappiamo. Di certo sappiamo però chi paga le conseguenze di questo stop improvviso: il cittadino, quello più debole, che non ha voce, che fatica ad arrivare alla fine del mese e anzi, in molti casi, anche solo a cominciarlo.

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